Pane, Web e Salame 4: quando Internet ti cambia, davvero, la vita.

Si è conclusa ieri sera la quarta edizione di Pane, Web e Salame. Una giornata ricca di emozioni, esperienze e divertimento, resa speciale dagli interventi di speaker di livello nazionale e internazionale e da una grande partecipazione del pubblico.

Dopo aver girato la Penisola per tre mesi ponendo a tutti la stessa domanda, abbiamo portato a Brescia le storie più interessanti. Volevamo parlare di Internet come strumento per cambiare un percorso, per sviluppare un progetto e per rendere possibile un cambiamento che è ancora e sempre possibile.

“Internet ti ha salvato la vita?” Gli speaker che hanno parlato ieri a Pane, Web e Salame 4 hanno risposto alla domanda in molti modi diversi, ognuno interessante, personale e unico, coinvolgendo il pubblico in un percorso di riscoperta della Rete e delle opportunità che ancora offre a chi abbia voglia di mettersi in gioco e inventarsi qualcosa di nuovo.

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La Rete come “arma di costruzione di massa”? Riccardo Luna è il primo speaker della giornata a parlare delle vere opportunità che nascono grazie a Internet. Da Rita Levi Montalcini, che indicò Internet come la migliore invenzione del ‘900, fino alle esperienze reali di uso della Rete per pensare alternativo raccolte nel libro “Cambiamo tutto”. “Oggi un ragazzo di 15 anni ha accesso a più informazioni di quante ne aveva il Presidente degli USA 20 anni fa, le grandi idee che cambiano il mondo sono le idee dei ragazzi”. La vera natura della Rete è la collaborazione: il primo passo necessario per #cambiaretutto.

Da Radio Factory, Tiziano Bonini e Matteo Caccia parlano a PWES4 di storie e racconto. “Ogni storia è un po’ la storia di tutti noi. Anche le storie più incredibili sono una storia nostra”. Fra i progetti di storytelling di successo svolti in radio e online, come Amnésia, Vendo Tutto, Voi siete qui e @fratelliGrimm, un unico filo conduttore: le persone al centro del racconto. Con l’acciaieria bresciana ASO Siderurgica, Radio Factory ha coinvolto gli operai in prima persona per raccontare l’esperienza di lavoro con parole loro: un grande passo avanti di un’industria del nostro territorio per andare oltre, per utilizzare nuovi strumenti che non siano “il solito marketing” proposto dalle aziende.

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Dalla Calabria con furore, Giulio Vita ha presentato a Brescia il progetto de La Guarimba Film Festival, la soluzione che un ragazzo venezuelano ha pensato per rilanciare una piccola città, per restaurare un cinema abbandonato e risvegliare l’italianità e la voglia di fare – ma “fare bene” – della popolazione del luogo. Internet come strumento per abbassare costi di gestione e produzione e come collegamento con autori e disegnatori da tutto il mondo. La Rete come legame e collaborazione tra le persone, ma anche come aiuto per superare le barriere politiche e sociali di una realtà difficile e come veicolo di un messaggio positivo: #BeAGuarimbero – non arrenderti, sii un rivoluzionario! Secondo Giulio, “i miti vanno sconfitti, le realtà vanno gestite e migliorate”.
Forse avremo un nuovo finale rispetto a “Nuovo cinema Paradiso”, grazie a tutte le persone che parteciperanno e verranno a conoscenza del Festival internazionale del cinema di Amantea.

Curriculum online, colloqui via Skype e competenze universalmente riconosciute: a PWES4, grazie a contributi video di volti conosciuti da tanti tra il pubblico, giovani bresciani che sono partiti e che oggi testimoniano la loro voglia di fare dagli Stati Uniti, Londra, Kuala Lumpur. Cambiare vita, trovare un nuovo lavoro, trasferirsi negli States seguendo una grande passione: Luca Orio, ora in Califonia dopo aver firmato per una grande etichetta US con il gruppo Upon This Dawning, ci ha raccontato di diversi successi, come 4 milioni di visualizzazioni su YouTube per il video di Call Me Maybe in versione metal. Cristiano Rastelli, da Londra, è riuscito in due settimane a trovare un nuovo lavoro ed è convinto che si possa e si debba cambiare sempre. Alessandro Cinelli, in Malesia come programmatore, testimonia la brescianità smart che si adatta e coglie al volo le occasioni di crescita.

Un altro bresciano che supera i confini è Davide Dattoli, per il quale “per fare una fabbrica servono capitali, per lavorare con Internet servono creatività e genio”. La soluzione è il giusto mix di inventiva, coraggio, faccia tosta e fortuna. In questo Paese esistono ancora persone che riconoscono un’idea brillante e hanno la follia e la forza per supportarla: l’ha vissuto in prima persona Davide stesso con il progetto di Talent Garden, 450 persone che ci lavorano, sempre più diffuso oggi in Italia e sul punto di esportare il format all’estero. Tra i maggiori ostacoli che affronta un Italiano oggi, sicuramente la lingua inglese, ma anche la capacità di buttarsi, frenata da una cultura del fallimento che ancora ci condiziona.

Condividere le conoscenze ma anche dimostrare la propria appartenenza a un movimento. Ad esempio con “L’Italiano #ballamale“, progetto portato a PWES4 da Stefano Zanoni e Fabrizio Piccolini di Arnold Worldwide Milano. L’idea di partenza? Raccogliere fondi per il restauro di due scuole danneggiate dal terremoto a Ferrara. Il primo a mettersi in gioco è Fabri Fibra, che propone il lancio di un suo pezzo per l’azione, il tutto con budget zero. La soluzione è un video che si diffonde velocemente nel web, mobilitando VIP della musica e persone comuni. Migliaia le adesioni a un fenomeno virale che sfrutta la Rete e cavalca l’onda delle condivisioni per comunicare l’azione di crowdfunding, confermando la capacità di Internet di muovere grandi numeri con il minimo sforzo economico. Stefano e Fabrizio aprono una pagina web e con “il peggior dancefloor digitale del mondo” raccolgono una somma considerevole per rispondere alla richiesta iniziale, dimostrando che per fare fundraising non è necessario commuovere.

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A PWES4 direttamente da Amsterdam, Ubi De Feo racconta i primi passi della programmazione e  un percorso che lo ha portato da Agropoli a lavorare a Milano con le più importanti aziende, fino alla decisione di andare all’estero – dove vive da 10 anni – per sfruttare al meglio una capacità di multidisciplinarietà che in Italia non era valorizzata e nemmeno riconosciuta. “Si impara o smadonnando, o facendosi aiutare o parlando con gli altri: non è Internet che salva la vita, sono le interazioni che costruiamo con le persone”. Oggi Ubi insegna la programmazione in C senza neanche utilizzare il computer e lavora con il collettivo Hello, Savants creando progetti che usano la tecnologia per realizzare visual art, design, musica e interazione.

Chiude la giornata tra grande coinvolgimento ed entusiasmo Il Milanese Imbruttito, presentato da due dei tre ideatori della pagina Facebook da 126 mila fan, Marco De Crescenzio e Tommaso Pozza. Un progetto che nasce un giorno durante una pausa in ufficio, realizzato velocemente online e in sei giorni ottiene 20.000 fan. Cosa può accomunare migliaia di persone e creare un giusto mix? Campanilismo, satira, auto-critica e semplice e sano humour. Il progetto diverte e soprattutto coinvolge, sono i fan che mandano avanti la pagina con suggerimenti e commenti. Su alcuni post ci sono state quasi 6.000 condivisioni e l’appartenenza si sente quando nascono le pagine di imitatori: la risposta più gentile alla pagina de Il Romano Imbruttito è stata “la cosa più bella che avete a Roma è il treno per Milano Centrale!”. Rimane importante per Marco, Tommaso e Federico capire e imparare le logiche che stanno dietro a un successo del genere sui social e ampliare l’offerta con iniziative parallele, come merchandising, eventi e app. Ma la chiave del successo è l’idea di partenza: “già c’è la crisi, a Milano poi la gente è imbruttita di default: serve una chiave allegra di condivisione”.

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Una giornata per distogliere un po’ l’attenzione da approfondimenti tecnici su startup e business, con l’intenzione di raccogliere un insieme di esperienze reali di pensiero innovativo e concreto, di persone che hanno uno sguardo internazionale. Storie di persone che hanno capito la Rete e si muovono per andare sempre “oltre”, inteso sia come percorso di lavoro innovativo, magari all’estero, ma anche come capacità di creare un legame più profondo col territorio e soprattutto con le persone che lo abitano.

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Credits: Giovanni Fredi